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Le Cronache di Ériu (vol 1) - La Faida

ESTRATTI

Testi: Maddalena Cioce

Disegni: Stefania Fadda

Con un gesto fluido e familiare estrasse dalle fondine che aveva dietro la schiena i suoi unici e fedeli compagni di viaggio, i due pugnali gemelli dall’impugnatura d’osso finemente lavorata, con sopra inciso il nodo di Iona, lo stemma della sua famiglia, un tempo appartenuti a suo padre.
Con un sospiro si preparò a penetrare furtivo nella città avvolta dal sopore notturno. Finalmente avrebbe portato a compimento la sua agognata vendetta.
Uno schiocco secco alle sue spalle lo fece scattare sull’attenti, ma non fece in tempo a voltarsi, già pronto a sgozzare il probabile assalitore con un unico, fluido gesto, che qualcosa di duro si infranse inesorabile sul suo cranio. La sua vista si chiazzò di bianco, poi l’oscurità lo avvolse e i sensi lo abbandonarono.

«Cal?! Ma cos...?» non lo avevo sentito alzarsi; non avevo sentito nemmeno la sedia strisciare.
E perché era così serio? Sembrava arrabbiato e non aveva nemmeno toccato la sua pizza, poi notai la sua mano sinistra e quello che stringeva tra le dita: la mia agenda. Aveva letto la mia agenda.
Non ebbi nemmeno il tempo di processare altre idee, né di farmi cogliere dal panico, che la mano libera di Cal si chiuse intorno alla mia gola e mi sbatté con forza contro il muro.

«Cal?! Ma cos...?» non lo avevo sentito alzarsi; non avevo sentito nemmeno la sedia strisciare.
E perché era così serio? Sembrava arrabbiato e non aveva nemmeno toccato la sua pizza, poi notai la sua mano sinistra e quello che stringeva tra le dita: la mia agenda. Aveva letto la mia agenda.
Non ebbi nemmeno il tempo di processare altre idee, né di farmi cogliere dal panico, che la mano libera di Cal si chiuse intorno alla mia gola e mi sbatté con forza contro il muro.

... finalmente il druido ci raggiunse, materializzandosi dal nulla attraverso l’oscurità della grotta, con intorno un alone luminoso che lo faceva somigliare a uno spettro: aveva pensato bene di portare con sé una fiaccola, fortunatamente per noi, che non avevamo fonti luminose. Era piuttosto alto e magro, e stringeva nell’altra mano un lungo e nodoso bastone, il cui legno in cima si intrecciava a formare un piccolo spazio cavo. Si presentò a noi a viso scoperto, con il cappuccio calato sulle spalle: aveva lunghi capelli e barba bianchi, il naso dritto, nonostante l’età, e un paio di gelidi occhi azzurri pieni di vita, a dispetto del volto scarno e rugoso.

Mider era davanti a lui, alto e imponente, un fascio unico di muscoli dalla potenza distruttiva. Portava i lunghi capelli rossi sciolti, aveva un naso dritto e regolare, con lunghi baffi e barba folta dello stesso colore dei capelli, legata in una treccia. Gli occhi castani scintillarono alla vista del nemico che aveva cercato di uccidere per tanti anni. Aveva una grossa spada tra le mani dalla lama lunga e appuntita, a doppio filo, con l’elsa finemente lavorata e un grosso granato rosso scuro che faceva bella mostra nel pomolo.